mercoledì, maggio 09, 2007

Il "Family Day" e il lato oscuro della modernità

Crediamo che il problema posto dal “Family Day” cattolico di sabato, non sia tanto quello di decidere se andare, non andare, oppure di contestarlo, quanto di capire perché si sia giunti a questo punto. Come al solito, la prendiamo da lontano.
Una premessa. Chi scrive non ritiene che i processi sociali e culturali abbiano una direzione (temporale) di tipo lineare, nei due sensi, dal male al bene e viceversa. Perché quel “male” e quel “bene” sono sempre esito di connotazioni di tipo morale. Da evitare assolutamente quando si studiano i fenomeni sociali.
Ma veniamo al punto. La modernità è distinta da due processi fondamentali che si intersecano tra di loro: da un lato la separazione pubblico-privato che attraversa la vita dei singoli, dall’altro la proceduralizzazione della vita sociale, con la conseguente formalizzazione delle differenze individuali e collettive di natura identitaria. Che intendiamo dire?
In primo luogo, che distinzione tra vita pubblica e vita privata, ha implicato la trasformazione della scelta religiosa in una scelta privata, riguardante la coscienza individuale. In secondo luogo, che la proceduralizzazione delle differenze identitarie, ha determinato la trasformazione giuridica e sociale delle passioni collettive in interessi socialmente organizzati. Interessi regolati, con la progressiva introduzione di norme di comportamento pubblico, formali e informali, valide per tutti.
Si è trattato di un progresso o di un regresso? Difficile dire. In Occidente la distinzione pubblico-privato e la proceduralizzazione hanno richiesto la nascita e lo sviluppo di un’entità “al di sopra delle parti”: lo “stato-moderno”, nonché di ferrei meccanismi procedurali, che hanno contribuito a rendere più sicura, ma anche più rigida e complicata, sotto l'aspetto degli adempimenti sociali la vita dei singoli.
In questo quadro, la Chiesa Cattolica, è stata gradualmente messa ai margini. Ma di riflesso, ha imparato a trarre profitto dai processi di proceduralizzazione. Senza però mai accettare la distinzione pubblico-privato. Ora la manifestazione di sabato, per un verso è giustificata, dalla proceduralizzazione: non si può negare alla Chiesa Cattolica, come gruppo di pressione, il diritto di manifestare, per influire sul dibattito pubblico. Per un altro verso però, la tematica della famiglia, travalica la divisione pubblico-privato. Di qui le polemiche e i conflitti che sono sotto gli occhi di tutti. E che, a nostro avviso, non sono destinati a spegnersi.
Per quale ragione? Perché le due dinamiche (separazione pubblico-privato e proceduralizzazione), per funzionare a pieno regime richiederebbero la totale trasformazione dell’uomo, se ci passa l’espressione, in un animale a sangue freddo. Insomma, in essere privo di passioni. Una specie di automa, capace di decidere freddamente, di volta in volta e da solo, quel che è pubblico o privato. Il che è piuttosto difficile. E soprattutto pericoloso, perché implica la “disumanizzazione”. E un mondo privo di passioni collettive, sarebbe un mondo privo di alimento socioculturale. Condannato a ripiegarsi su se stesso e a morire lentamente. Questo, purtroppo, è il lato oscuro della modernità.
Perciò in termini oggettivi, fanno bene i cattolici a manifestare. Ma fanno altrettanto bene, i laici e i credenti in disaccordo con la Chiesa Cattolica, a contro-manifestare.
Certo, resta il problema, del quando e come fermarsi. Perché, come tutti sanno, storicamente, la separazione pubblico-privato e la proceduralizzazione, hanno giustamente messo fine a un lungo periodo di guerre religiose. Il che però non ha poi determinato la fine della guerra in quanto tale. Altra dimostrazione, questa, di quanto le passioni (certo non da sole) determino l’agire sociale e culturale dell’uomo. Ovviamente, non riteniamo che la “guerra sia la madre di tutte le cose". Come però non può esserlo neppure la pace. E’ un problema di equilibrio storico e sociologico, che ogni società affronta in modo diverso, unendo insieme, spesso confusamente, caso e necessità. Difficile rispondere.
Ecco perché dobbiamo rispettare tutti i manifestanti di sabato. E, soprattutto, sperare che si rispettino fra di loro.

5 commenti:

Stefano Moracchi ha detto...

Secondo la mia lettura, Carlo, le due manifestazioni partono da due esigenze diverse per ottenere lo stesso risultato: chiudere la massa nel recinto della società civile.
La chiesa difende la famiglia pensandola non come movimento a se stante (come uno dei movimenti centrali)ma come movimento all'interno della società civile (quindi è ancorata ad un pensiero che possiamo far risalire a Locke e che definiremo "liberale") e solo per avere a sè il privilegio, attraverso la famiglia, di accedere come Stato Vaticano all'interno dello Stato Italiano.
Coloro che manifestano contro, sono anche loro all'interno della logica della società civile come movimento egemone, dove le libertà individuali vengono esasperate ( quindi anch'esse in una logica liberale).
Quello che manca nelle due manifestazioni è il concetto della lotta per lo Stato e non una semplice lotta nella società civile.
S.M.

Carlo Gambescia ha detto...

Certo l'ottica è liberale, perché questa è la direzione, provvisoria, della storia negli ultimi quattro secoli (grosso modo).
Il che però non significa che i problemi della cooperazione e del conflitto, oltre a essere presenti come processi, in tutte le società, non possano riproporsi, anche in altre società. Ad esempio anche in una società che abbia portato a termine la lotta per lo Stato, di cui tu parli.
Probabilmente si tratta di un mio limite, ma tendo sempre a interpretare i fatti in termini di "a priori" sociologici...
Grazie Stefano dello stimolante intervento,
Ciao,
Carlo

Luca Ceccarelli ha detto...

Mi lascia estremamente perplesso questa manifestazione, che certamente sarà affollata, che è stata fortemente voluta dalle autorità ecclesiastiche (a cominciare dal papa), e per la quale molti hanno dato un appoggio convinto, molti altri un appoggio a carattere opportunistico, e altri ancora un semplice appoggio di bandiera, perché "come fai a sottrarti?". Ma il punto è proprio questo: qui non si parla di "verità di fede", ma di un indefinito sostegno alla "famiglia" e alle "politiche per la famiglia" (di fatto più un'esibizione muscolare per contrastare i Dico, e il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali).
Tutto questo, all'insegna di un principio più volte ribadito, e non solo a livello di opinione pubblica spicciola e di pubblicistica più o meno allineata, ma anche a livelli altissimi, con tanto di lettere pastorali: la difesa della "famiglia naturale", che è "fondata sul matrimonio", ossia sull'unione tra un uomo e una donna, e sui figli. E tale famiglia sarebbe "naturale" perché "è così da millenni", e anche la Bibbia la sancisce nei primi versetti della Genesi ne sancirebbe i connotati (inducendo alla grottesca conclusione che la Genesi sarebbe una specie di preambolo al diritto di famiglia).
Ora, ammesso e non concesso che la natura e il naturale, da un punto di vista strettamente cattolico, siano un qualcosa di buono, il che è già falso perché la natura non coincide con Dio, sostenere che ci sia una "famiglia naturale fondata sul matrimonio da millenni e così sancita dalla Bibbia" è, né più né meno, mendacio e dimostrazione di grave incultura.
La famiglia come la conosciamo oggi, fondata su "questo" matrimonio e "questa" legislazione civile è, tutt'al più, un portato dell'inizio dell'Età Moderna, con la Riforma protestante e la successiva Riforma cattolica.
Con il crepuscolo dell'età moderna, termina anche questa concezione della famiglia, con ciò che ne consegue a livello giuridico, e che può essere ritardato ma non arrestato. Prendere in mano il vessillo della "famiglia naturale, fondata sul matrimonio e bla bla bla... da millenni" è, sic et simpliciter, una manifestazione di ideologia, che come tale è anche un'espressione di falsa coscienza.
Potranno bloccare i Dico, ma non fermeranno il corso della storia. Avvilisce tuttavia che tanta parte della società italiana sia impantanata in discussioni di così basso livello. E avvilisce ancor più, per quanto mi riguarda, che questa povera chiesa cattolica, che tante speranze aveva suscitato al tempo del Concilio, sia ridotta a una ringhiosa falange a sostegno di principi vuoti e astratti.
Ciao
Luca

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie del lungo e interessante contributo.
Diciamo questo (primo punto): che la Chiesa, sta tentando un recupero identitario per tornare alla situazione preconciliare. E' bene o male, non mi interessa. Quel che conta è che i recuperi di questo tipo implicano una chiusura ideologica e una "reinvenzione" della tradizione( quella che tu liquidi come "falsa coscienza"). Si tratta di un processo in corso. Di cui, per ora, è difficile prevedere gli esiti (a meno che non si conosca il segreto, o la direzione, della storia). Parlo da sociologo e non da teologo o da semplice credente.
Secondo punto.Il destino della famiglia nucleare etero e omosessuale, per ora mi sembra segnato. L'attuale sistema socioculturale ed economico ha bisogno di individui e teme i gruppi sociali organizzati (a parte quelli di consumatori). Quindi i Dico,i Pacs,eccetera, in una società già largamente disgregata, sono già superati nei fatti. Il punto di arrivo del processo è quello di un individuo = un nucleo sociale.
Questo, purtroppo, è il vero problema. E la Chiesa dovrebbe alzare il tiro. Ma poi, chi sarebbe disposto ad ascoltarla?
Un caro saluto,
Carlo

Luca Ceccarelli ha detto...

Grazie a te Carlo... e non preoccuparti: adesso non farò una concione analoga (e nemmeno più breve) sull'altra manifestazione che si terrà lo stesso giorno!
Ciao e buona domenica
Luca