martedì, novembre 20, 2007

Dove va, e soprattutto dove ci porta il Berlusconi sanbabilino?

Come al solito certi giornali non hanno capito nulla.
A destra (vedi Libero e il Giornale) si è celebrato il sanbabilino Berlusconi come una sorta di salvatore della Patria, a sinistra (vedi Repubblica e Unità ) come un populista della peggiore specie.
I commentatori di destra hanno presentato le divisioni nel centrodestra come un elemento di forza per il futuro superpartito del popolo, capace di attirare i consensi anti-Fini, anti-Casini, anti-Bossi, all’interno dei rispettivi partiti. Quelli di sinistra come un ulteriore segno di scollamento e crisi del centrodestra.Ovviamente gli unici a non gradire l’ ”esibizione” berlusconiana sono stati appunto Fini, Casini e Bossi. Ma questa è un’altra storia. Che riguarda la politica politicante.
Qual è la verità? Quale senso profondo conferire al bagno di folla domenicale del Cavaliere? Procediamo con ordine.
In primo luogo, Berlusconi finora ha captato, e piuttosto bene, attraverso la sua retorica politica, i bisogni e l'immaginario di quella che viene definita l’Italia profonda, nella quale si identifica almeno un elettore su tre. Un’Italia rozzamente anticomunista, nononostante il comunismo sia scomparso da un pezzo; individualista benché non ami molto la libertà di mercato; autoritaria più per timore di finanza, polizia, carabinieri e magistrati, che per vero senso delle istituzioni. Un cui “campione”, quasi statistico, domenica erano presente a piazza San Babila…
In secondo luogo, Berlusconi, quale statista, vale poco, come hanno mostrato i suoi cinque anni di governo. Ma resta un carismatico uomo politico, capace, come domenica, di mobilitare le piazze e rubare il centro della scena ad alleati e nemici . E questo gli va riconosciuto.
Ora, però, questa cesura tra il Berlusconi, pessimo statista, e il Berlusconi ottimo pubblipolitico va sempre tenuta presente. Perché alla sua capacità di mobilitare, regolarmente, non corrisponde quella di governare. Per quale motivo?
Per la semplice ragione che la sua retorica politica, mal si concilia, con una politica di destra classica, liberale e liberista, che è quella attualmente svolta, ad esempio, dal governo Prodi ( e fortemente favorita dalle sue componenti moderate e riformiste). Probabilmente l’unico canale di comunicazione con Prodi e la destra-sinistra liberale è il filoamericanismo (che si badi bene non è condiviso da tutta la destra e da tutta la sinistra). E la politica neoliberista è quella imposta dall’attuale quadro sistemico internazionale, politico, economico e sociale, scaturito dalla dissoluzione del comunismo sovietico e dal consolidarsi, pur tra i contrasti, dell’egemonia imperiale americana.
Anche perché una politica anticomunista, individualista ma socialmente protetta, autoritaria ma non troppo ( o comunque autoritaria solo con “comunisti” e “magistrati”), diciamo così, appaga l’occhio, o la pancia se si preferisce, dell’Italia profonda, ma non può costituire un realistico programma di governo. Uno, perché di comunisti “mangiatori di bambini" da combattere non ce ne sono più in circolazione ( e più probabilmente mai ce ne sono stati...). Due, perché l’individualismo protetto scontenta il mondo economico, affamato di rivoluzioni neoliberiste ( ovviamente a proprio uso e consumo). Tre, perché, e fortunatamente, l’autoritarismo a senso unico, non è condiviso da magistrati e forze dell’ordine ( o comunque da una parte di essi).
A questi tre aspetti va aggiunta l’incapacità costitutiva di Berlusconi, al di là della pura retorica politica sanbabilina, di ragionare in termini di universale e non di particolare. Insomma, lo statista Berlusconi è totalmente privo di senso dello Stato. E questo proprio perché è sempre rimasto un imprenditore “prestato” alla politica. E per ogni uomo d’affari, di regola, prima viene la propria azienda, o comunque i propri interessi, e poi il resto. Inoltre, Berlusconi, al di là dei continui richiami all’Italia profonda (anticomunista, individualista ma desiderosa di protezione sociale, e autoritaria a senso unico), crede che uno Stato possa essere amministrato come un' impresa (in modo gerarchico e secondo i principi dell’economia aziendale). Di qui quelle sue continue polemiche con gli alleati (legati a tradizioni statuali opposte), e a suo tempo l’effettiva, e addirittura contrattata, “paralisi” del governo di centrodestra, durata per cinque anni. Ma anche il rischio, prima o poi, di venire scoperto, o “tanato” dal suo elettorato, che non ama più di tanto il "libero" mercato...
Ora, fondando un suo Partito del Popolo, Berlusconi, potrebbe anche vincere le elezioni, ma poi non riuscirebbe a governare… Appunto per questa contraddizione sociologica tra la sua retorica politica, i vincoli sistemici di cui sopra, e le sua scarse capacità di statista.
Resta infine un altro aspetto, molto interessante.
Alla lunga, il suo appello al popolo dell’Italia profonda, che non ha matrici reali ma solo retoriche, e che dunque è privo di concreti sbocchi politici, potrebbe provocare in quel terzo dell’elettorato ma anche in larga parte di quello di sinistra stanco della politica tradizionale di un centrosinistra che mette in atto politiche di destra, il desiderio di un “capo” vero, capace di governare al di là della destra e della sinistra. Un "capo" e dunque anche un movimento, che tuttavia ancora non si scorgono all’orizzonte.
In questo senso il pre-populismo retorico e formale di Berlusconi potrebbe provocare, anche a seguito di un suo secondo fallimento governativo, un’ ondata populista, in senso sostanziale, capace di riassorbire in un unico contenitore elettorale l’Italia profonda e l’Italia stanca dei privilegi e delle lentezze della politica politicante. Diciamo così, di mettere confusamente insieme, come spesso capita nei grandi sommovimenti storici, "cattivi" e i "buoni". Grazie, magari, alle "virtù", di un capo vero, emerso improvvisamente dalle apparentemente nebbiose circostanze storiche.
A quel punto, ci potremmo trovare davanti a un vero e proprio esperimento politico e sociale. Che magari, potrebbe trovare il suo collante, non solo occasionale, nell'antiamericanismo (soprattutto se gli Usa dovessero imporci ulteriori, inutili e pesanti "sacrifici" in termini di impegni militari all'estero", ma anche all'interno, si pensi alla questione aperta di Vicenza...).
Un fatto, insomma, di grande interesse. Ma di cui, almeno per ora, resta difficile valutare struttura, portata e conseguenze.

14 commenti:

Biz ha detto...

All'inizio sono d'accordo (specie sul fattore cattivo statista-grande leader)
Alla fine non ti seguo più.

In ogni caso, ritengo che prima "risale" dal campo alla tribuna, meglio è per l'Italia.

Anonimo ha detto...

Analisi brillante e condivisibile.

Giuseppe Maneggio ha detto...

Se il quadro della riforma elettorale sarà quello del proporzionale puro è assai probabile che ci si ritrovi nella stessa situazione tedesca. A tal proposito penso siano state elequonti le parole di Veltroni su la7, domenica sera.
Certo è che questi maquillage partitici somigliano molto a quelli effettuati dopo "Manipulite". Come a voler prevenire future ondate di protesta popolare, come quella che Grillo è riuscito a catalizzare, che potrebbero travolgere il radicato partitismo italiano.
Meno male che il noto romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ci rende chiare le idee...

Vittorio ha detto...

Sull'analisi di Berlusconi sono completamente d'accordo, ma nulla di nuovo rispetto a quanto tristemente noto. Aggiungerei solo un aspetto trascurato: il contributo fondamentale fornito negli ultimi quindici anni nel peggiorare sotto il profilo psico-culturale l'italiano, e questo lo si sconterà strategicamente nel prossimo futuro.
Ho riserve su altri punti. Il primo quando sostieni che il fatto di non saper governare rappresenti di per sè una possibile causa di rivolta popolare: quello che conta è fare percepire al popolo che quello che non funziona ha una precisa causa esterna (i comunisti, l'euro, gli islamici terroristi, la congiuntura internazionale, il buco ereditato dal precedente governo, ecc.. ecc..) e quindi quel conta è tenere gli artigli ben piantati sui media, che altri 5 anni minimo sono garantiti. Il secondo punto di dissenso è l'uso disinvolto del termine "egemonia imperiale americana" : mi sembra uno schema un pò desueto nell'era del turbo-capitalismo-globalizzato che forse è già scivolato oltre la pur ampia capacità di controllo di cui è capace la stanza dei bottoni dell'"impero centrale americano".
Infine il paragrafo finale mi sembra molto forzato e dissento totalmente: in Italia non c'è assolutamente un sentimento antiamerico diffuso tale da rappresentare carburante buono per possibili sollevazioni. L'italiano Veltruscon-Sordi ama molto l'america e s'incazza solo se vengono a costruirgli le basi nel giardino di casa. Per il resto se ne fotte, il livello di consapevolezza per certe cose è ai minimi termini(vedi il flop della protesta organizzata per il recento arrivo di Bush a Roma)e più che le basi militari potranno sicuramente le tasche vuote...
Un cordiale saluto e auguri per il tuo sempre interessantissimo blog.

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Biz.
Anch'io sono d'accordo sulla "tribuna". Il personaggio non mi piace affatto.
Purtroppo, i nostri desideri (che in genere perseguono la normatività del bene), non sempre coincidono con la realtà, o comunque, con una ipotesi (descrittiva) di realtà.
Disegnare "uno" (tra i tanti possibili,certo) scenario non significa condividerlo normativamente (moralmente, se preferisci). Tutto qui.
Ciao,
Carlo.

Grazie Giuseppe,
sempre pungente...
Ciao,
Carlo

Grazie Anonimo,
Carlo

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Vittorio.
Prendo atto, e ciao.
Carlo

Luca Ceccarelli ha detto...

Sono sostanzialmente d'accordo, e ritengo lo sbocco che tu delinei piuttosto realistico.
Berlusconi è molto abile a catturare l'immaginario di una gran parte dell'elettorato, e anche adesso sta dimostrando di vendere cara la pelle, ma la verità è che entrambe le sue prove di governo sono state una debacle, e non oso pensare quello che sarebbe una terza prova, nello scenario attuale.
Berlusconi è uomo di modesta intelligenza, dotato della tipica furbizia degli stupidi. In questo senso è molto vicino al carattere nazionale italico, messo in bella evidenza dal cinema della commedia all'italiana.
Non voglio dire che ormai sia alla fine, probabilmente dovremo sopportarlo ancora un pezzo, ma è nella fase calante, e di questo anche qualcuno degli elettori più sprovveduti potrebbe avvedersene.
Ciao
Luca

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Luca,
Ciao,
Carlo

Anonimo ha detto...

Aggiungerei solo un aspetto trascurato: il contributo fondamentale fornito negli ultimi quindici anni nel peggiorare sotto il profilo psico-culturale l'italiano, e questo lo si sconterà strategicamente nel prossimo futuro.

maria
quoto in modo convinto queste considerazioni.
Domenica passando per una piazza della mia città; Firenze, mi sono avvicinata a un gazebo per chiedere, e con molto garbo se davvero ritenevano possibile tornare a votare, come recitava il loro manifesto, che voleva dire scioglimento del parlamento al di fuori delle procedure previste dalla Costituzione, raccogliendo appunto delle firme, bene sono stata aggredita verbalmente in modo becero, mi hanno dato di "comunsita" di "briaca", mi hanno detto in malo modo di andare nelle case del popolo, hanno gridato e inveito contro Napolitano comunista, gridando anche istericamente, vada via, vada via, ho fatto presente che ero in una piazza pubblica, e che quel modo di reagire era insensato e indice dell'assenza di una qualsiasi e minima cultura politica.
Ho ricevuto le scuse di un esponente regionale di forza italia, a denti stretti però, e senza che il medesimo dicesse alcunchè a quella gentaglia dietro il tavolo.
Questo per dire che mai nella mia vita ho assistito a simile reazione, eppure di firme ne ho raccolte e date, e di conseguenza relativi ragionamenti in un senso o nell'altro, come sempre succede quando siamo in piazza per ragioni politiche.
E' stato terribile, ma non per la mia persona, per l'Italia.
Maria

Carlo Gambescia ha detto...

Mi dispiace Maria. Veramente.
Hai tutta la mia solidarietà.
Un abbraccio,
Carlo

Matteo ha detto...

...condivido in pieno!!!
Riguardo all'ultima parte del tuo intervento però mi sento di scorgere come possibile collante per un movimento "alternativo" un nuovo sentimento nazionalista, leggermente isolazionista e antimilitarista, legato a politiche protezioniste in entrata e liberiste in uscita (un po' all'americana).
Ricominciare a parlare al mondo arabo (con cui da sembre abbiamo avuto rapporti "privilegiati") e sganciarci da questa deriva neocon e attenzione: con o senza l'Europa (ma penso e mi auguro inevitabilmente con l'Europa).

Riguardo a Berlusconi, ritengo che mentre in ogni altro personaggio politico (rilevante) riconosco motivi di confronto talvolta in accordo e talvolta no, per Berlusconi siamo in presenza di un outsider, che gioca per conto proprio, al di fuori delle regole e che nulla ha a che vedere con la politica. Un'anomalia, non so se solo italiana, che ha il solo difetto di essere rappresentativa...

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Matteo del denso contributo.
La mia è una semplice ipotesi, come tante altre.
Considera che si tratta di un post. Non c'è insomma da parte mia alcuna pretesa di esaustività.
Grazie ancora per il tempo che mi hai dedicato.
Carlo.

albcor ha detto...

L'analisi è giusta, ma io sono convinto che Berlusconi sia tutt'altro che finito da un punto di vista politico. Anzi, la situazione di fluidità politica che si è venuta a creare in questi giorni sia a destra che a sinistra potrebbe giovargli assai più che un'eventuale unità monolitica della CDL contro il centro-sinistra. Molto dipenderà dalla sua capacità strategica, che, come hanno dimostrato i fatti, è, però, assai scarsa. Un leader più scaltro non avrebbe esitato un momento nel periodo in cui il suo consenso era ai livelli più alti a fare operazioni alla Sarkozy, vale a dire, a gettare un ponte con l'elettorato di sinistra per assicurarsi un favore bi-partisan. E, invece, il nostro Cavaliere si è incaponito con l'anticomunismo e le politiche classistiche, coi risultati che si sono visti in seguito.

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie del bis, Albcor.
Condivido il commento.
La fluidità, "potrebbe" giovargli (soggettivamente spero di no...), ma comunque (e questo lo dico oggettivamente da osservatore), non "dovrebbe" aiutarlo, per le ragioni che anche tu ricordi...
Ariciao,
Carlo