Ieri Veltroni ha accettato la candidatura alla segreteria del Pd. E questo, per il centrodestra, è un bel problema. Ovviamente, dal punto di vista della pubblipolitica… Oggi, perciò, voleremo basso.
In primo luogo, in termini di leader. Infatti, allo stato attuale, se si toglie Berlusconi, che però ha settant’anni suonati, il centrodestra non ha un candidato-glamour da opporre al sindaco di Roma. Fini, potrebbe andare, ma non incontra le simpatie dell’elettore di centro (quello che ciclicamente divide il suo voto tra destra e sinistra moderate). Casini, invece, è inviso all’elettorato di destra (sia di Forza Italia, sia di Allenza Nazionale). Alemanno, sempre di An, è molto preparato e dinamico, ma come Fini non è ben visto dall’elettorato di centro. Su personaggi come Calderoli, per riferirisi alla Lega, è meglio stendere un velo pietoso. Crediamo, il partito leghista, sia destinato a dissolversi, soprattutto se venisse a mancare Bossi (al qual peraltro auguriamo lunga vita). Quanto a Forza Italia, intorno a Berlusconi, c’è praticamente il vuoto (imposto dallo stesso leader). Anche perché la Brambilla, non sembra assolutamente all’altezza della situazione (e, comunque, avrebbe contro l’elettorato femminile di Forza Italia, di sicuro quello al di sopra dei quarant’anni). Due personaggi, che invece avrebbero la caratura culturale per sostituire Berlusconi, potrebbero essere Ferrara e Adornato. Ma sono entrambi privi di carisma, e soprattutto di senso politico pratico (al di là di quello "giornalistico" mostrato nelle “guerre culturali”, che non basta nella politica di tutti giorni, fatta di decisioni, mediazioni, conflitti, e non di colte citazioni...). Probabilmente - ma questa è un’altra storia - al Berlusconi, leader di Forza Italia, succederà uno dei figli (non subito, ma quando verrà il momento). I lettori si annotino, questa nostra “semiprofezia”.
In secondo luogo, in termini di programmi. E soprattutto di comunicazione. Nella quale Veltroni è un autentico maestro. Non che Berlusconi sia da meno. Ma, ripetiamo, ha settant’anni e negli ultimi anni la comunicazione di Forza Italia, come dell’intero centrodestra, ha lasciato piuttosto a desiderare. Si pensi, ad esempio, all'inutilità di continuare a definire Veltroni un ex comunista che non ha mai lavorato… Va detto che sul piano delle idee An - ovviamente, parliamo sempre di pubblipolitica - mostra di sapersi muovere meglio. Il cosiddetto Forum delle idee, voluto da Fini, e coordinato da Fabio Granata, ha elaborato proprio in questi giorni un interessante documento culturale (Il Modello Italiano - Cittadinanza Politica Modernità): dove sono intelligentemente mescolati insieme il meglio della romanità, del futurismo sociologico e del "Made in Italy". Un mix che sembra strizzare l’occhio a certe politiche dell’immaginario (ma per alcuni “solo” dell’immagine), promosse dal sindaco di Roma. Tuttavia, per An, il vero punto della questione, è quello di come riuscire a veicolare certe politiche “veltroniane”, all’interno della maggioranza di centro destra e tra un elettorato (soprattutto il suo) conservatore, tipo Dio-Patria-Famiglia, e spesso qualunquista. Un vecchio problema.
Di conseguenza, l’unica possibilità per il centrodestra è quella di andare presto al voto: rinunciando però ad eventuali approfondimenti programmatici e comunicativi, per giocare tutto sulla crescente disaffezione degli italiani verso il governo Prodi. Con il rischio però di ritrovarsi, una volta al governo, prigioniero della stessa incapacità decisionale del 2001. Frutto di una analoga confusione sul piano delle idee e su quello del raccordo, spesso solo annunciato o immaginato, con il proprio elettorato.
Tuttavia, il pericolo più grande per il centrodestra, è quello del rafforzamento di Veltroni. Dal momento che tra un settantenne, che continui a ripetere per altri quattro anni gli stessi slogan del 1994, e un cinquantenne, come ne scrive la stampa amica, "timido, onesto e pulito", che rischia (per il centrodestra) di piacere sempre più agli italiani, la partita elettorale del 2011, potrebbe essere facilmente vinta da Veltroni. Con buona pace, sia detto tra parentesi, della sinistra radicale. Di qui, però, la necessità, per il governo Prodi, di durare il più a lungo possibile.
In primo luogo, in termini di leader. Infatti, allo stato attuale, se si toglie Berlusconi, che però ha settant’anni suonati, il centrodestra non ha un candidato-glamour da opporre al sindaco di Roma. Fini, potrebbe andare, ma non incontra le simpatie dell’elettore di centro (quello che ciclicamente divide il suo voto tra destra e sinistra moderate). Casini, invece, è inviso all’elettorato di destra (sia di Forza Italia, sia di Allenza Nazionale). Alemanno, sempre di An, è molto preparato e dinamico, ma come Fini non è ben visto dall’elettorato di centro. Su personaggi come Calderoli, per riferirisi alla Lega, è meglio stendere un velo pietoso. Crediamo, il partito leghista, sia destinato a dissolversi, soprattutto se venisse a mancare Bossi (al qual peraltro auguriamo lunga vita). Quanto a Forza Italia, intorno a Berlusconi, c’è praticamente il vuoto (imposto dallo stesso leader). Anche perché la Brambilla, non sembra assolutamente all’altezza della situazione (e, comunque, avrebbe contro l’elettorato femminile di Forza Italia, di sicuro quello al di sopra dei quarant’anni). Due personaggi, che invece avrebbero la caratura culturale per sostituire Berlusconi, potrebbero essere Ferrara e Adornato. Ma sono entrambi privi di carisma, e soprattutto di senso politico pratico (al di là di quello "giornalistico" mostrato nelle “guerre culturali”, che non basta nella politica di tutti giorni, fatta di decisioni, mediazioni, conflitti, e non di colte citazioni...). Probabilmente - ma questa è un’altra storia - al Berlusconi, leader di Forza Italia, succederà uno dei figli (non subito, ma quando verrà il momento). I lettori si annotino, questa nostra “semiprofezia”.
In secondo luogo, in termini di programmi. E soprattutto di comunicazione. Nella quale Veltroni è un autentico maestro. Non che Berlusconi sia da meno. Ma, ripetiamo, ha settant’anni e negli ultimi anni la comunicazione di Forza Italia, come dell’intero centrodestra, ha lasciato piuttosto a desiderare. Si pensi, ad esempio, all'inutilità di continuare a definire Veltroni un ex comunista che non ha mai lavorato… Va detto che sul piano delle idee An - ovviamente, parliamo sempre di pubblipolitica - mostra di sapersi muovere meglio. Il cosiddetto Forum delle idee, voluto da Fini, e coordinato da Fabio Granata, ha elaborato proprio in questi giorni un interessante documento culturale (Il Modello Italiano - Cittadinanza Politica Modernità): dove sono intelligentemente mescolati insieme il meglio della romanità, del futurismo sociologico e del "Made in Italy". Un mix che sembra strizzare l’occhio a certe politiche dell’immaginario (ma per alcuni “solo” dell’immagine), promosse dal sindaco di Roma. Tuttavia, per An, il vero punto della questione, è quello di come riuscire a veicolare certe politiche “veltroniane”, all’interno della maggioranza di centro destra e tra un elettorato (soprattutto il suo) conservatore, tipo Dio-Patria-Famiglia, e spesso qualunquista. Un vecchio problema.
Di conseguenza, l’unica possibilità per il centrodestra è quella di andare presto al voto: rinunciando però ad eventuali approfondimenti programmatici e comunicativi, per giocare tutto sulla crescente disaffezione degli italiani verso il governo Prodi. Con il rischio però di ritrovarsi, una volta al governo, prigioniero della stessa incapacità decisionale del 2001. Frutto di una analoga confusione sul piano delle idee e su quello del raccordo, spesso solo annunciato o immaginato, con il proprio elettorato.
Tuttavia, il pericolo più grande per il centrodestra, è quello del rafforzamento di Veltroni. Dal momento che tra un settantenne, che continui a ripetere per altri quattro anni gli stessi slogan del 1994, e un cinquantenne, come ne scrive la stampa amica, "timido, onesto e pulito", che rischia (per il centrodestra) di piacere sempre più agli italiani, la partita elettorale del 2011, potrebbe essere facilmente vinta da Veltroni. Con buona pace, sia detto tra parentesi, della sinistra radicale. Di qui, però, la necessità, per il governo Prodi, di durare il più a lungo possibile.
Purtroppo.