I sei operai siciliani morti in una vasca di depurazione. Il solito triste copione
Che cos’è un copione? Non è solo il testo di un’opera teatrale o cinematografica, a uso e consumo di attori e registi. Ma è un preciso schema sociale di comportamento che gli uomini "recitano" in determinate situazioni. In genere, come si usa dire, "per salvare le apparenze sociali".
Ora, anche questa volta, dopo che sono morti sei operai, il circo politico-mediatico ci ripropone il solito triste copione. Quale? Facile, eccolo qui: "Basta con le tragedie!", “Bisogna intervenire subito!”, “Non si può morire ‘di lavoro’! “, eccetera, eccetera. Dopo di che scende il silenzio. Fino alla "tragedia" successiva
Perché? Probabilmente per un motivo molto semplice: la sicurezza sul lavoro, soprattutto a livello subordinato, nonostante i grandi proclami, “costa”. Sia in termini aziendali, sia per quel che riguarda i controlli pubblici. E come si legge, un giorno sì e un altro pure, i bilanci aziendali e statali, di questi (brutti) tempi (neo-liberisti), sono piuttosto magri... Di conseguenza si tira avanti alla giornata, soprattutto da parte di autorità di controllo, spesso prive di uomini e mezzi. Al massimo si procede a campione, nell'impossibilità di fare controlli a tappeto....
Che cos’è un copione? Non è solo il testo di un’opera teatrale o cinematografica, a uso e consumo di attori e registi. Ma è un preciso schema sociale di comportamento che gli uomini "recitano" in determinate situazioni. In genere, come si usa dire, "per salvare le apparenze sociali".
Ora, anche questa volta, dopo che sono morti sei operai, il circo politico-mediatico ci ripropone il solito triste copione. Quale? Facile, eccolo qui: "Basta con le tragedie!", “Bisogna intervenire subito!”, “Non si può morire ‘di lavoro’! “, eccetera, eccetera. Dopo di che scende il silenzio. Fino alla "tragedia" successiva
Perché? Probabilmente per un motivo molto semplice: la sicurezza sul lavoro, soprattutto a livello subordinato, nonostante i grandi proclami, “costa”. Sia in termini aziendali, sia per quel che riguarda i controlli pubblici. E come si legge, un giorno sì e un altro pure, i bilanci aziendali e statali, di questi (brutti) tempi (neo-liberisti), sono piuttosto magri... Di conseguenza si tira avanti alla giornata, soprattutto da parte di autorità di controllo, spesso prive di uomini e mezzi. Al massimo si procede a campione, nell'impossibilità di fare controlli a tappeto....
Fino ai prossimi sei morti, ovviamente. Dopo di che si tirerà fuori il solito e triste copione, da recitare a pappagallo. E così via.
Vergogna.
Vergogna.
8 commenti:
Caro Carlo:
purtroppo in questo periodo non sono nella condizione di commentare come vorrei.
Però voglio dirti che ci vorrebbero più pezzi come questi tuoi ultimi, che con la dovuta schietteza ci descrivono il tipo di mondo in cui stiamo vivendo e alla terribile regressione sociale cui andiamo incontro.
Un caro saluto.
Il post di oggi mi sembra l'ideale pendant di quello di ieri. Lavorare di più, con meno sicurezza, e con più rischi di incidenti. Anche perché, come faceva notare in modo assai credibile Carlo Bertani nel suo blog qualche tempo fa il prolungamento dell'orario di lavoro oltremisura favorisce il verificarsi di incidenti.
Il Presidente della Repubblica ha più di una volta esternato, recentemente, sulla questione, ma i provvedimenti in opera sono trascurabili. Appunto perché su queste faccende le aziende dovrebbero spendere.
E anche gli interventi pubblici al riguardo dovrebbero essere cospicui.
Ciao
Luca
Grazie Claudio, faccio quel che posso.
Ricambio il caro saluto,
Carlo
Grazie Luca.
Ciao,
Carlo
L'immagine di un copione stantio che trasuda vergogna fotografata dal tuo ottimo post, credo renda perfettamente il senso della situazione.
Un caro saluto
Marco
Dear mister Gambescia,
you are welcome for linking at our web presentation Delian diver?
Could you, pleae, write on my w-mail?
ondrej.slechta@centrum.cz
Nice day,
On Behalf of: http://deliandiver.blogspot.com
Ondrej Slechta
Ciao Carlo,
non so più cosa dire al riguardo, mi viene una frase "E le stelle stanno a guarare!",oramai le morti sul lavoro sembrano un bollettino di guerra, e anche quelle non causate direttamente dal lavoro, a volte sono indice di condizioni alienanti di vita,per non parlare dei suicidi di quelli che non ce la fanno a starci dentro, e vanno fuori di testa!
Ciao e sempre grazie per essere con noi
Caro Carlo,
mi sa che devo essere una voce fuori dal coro in questo caso.
Sono direttore dei lavori e responsabile per la sicurezza in diversi cantieri piuttosto grandi e ti dico che esiste anche un altro elemento che entra in questo gioco:i lavoratori.
E' una guerra continua per fare usare i dpi minimi e non con l'impresa ma coi lavoratori. Licenziare è impossibile, ma sarebbe l'unica arma possibile. Le risposte che otteniamo dai lavoratori quando gli ordiniamo di usare il casco o la cintura di protezione o i guanti è sempre la stessa: "miii sono 30 anni che faccio questo mestiere e non mi è successo mai nulla!". Che cosa fare? Non hai idea di quanti verbali ho scritto, di quante volte abbiamo sospeso i lavori per motivi di sicurezza e poi ci ritroviamo con la ditta che ha PAGATO tutti i costi della sicurezza, ha comprato tutto ciò che c'era da comprare, messa in ginocchio dagli operai stessi. Sembra uno scenario surreale!
Tanto per capirci: montano il ponteggio facendo *tarzan*. Lavori spospesi, ponteggio bloccato. Ricominciano seguendo le indicazioni del manueale della sicurezza. Appena mi allontano si levano i guanti i caschi e fanno Tarzan. L'impresa li ferma. e li minaccia. Si ricomincia. Il ponteggio alla fine è realizzato "ad opera d'arte". Ritorno il giono dopo (ponteggio montato e funzionate). Tutti hanno le cinture di salvataggio MA NESSUNO L'ATTACCA ALL'APPOSITO SOSTEGNO!
Ora mi volete dire che responsabilità può avere l'imprenditore? Ma come si può tutelare se l'unica arma (il licenziamento) gli viene preclusa?
Grazie Donnachenina,
Ciao,
Carlo
Prendo atto Kersal.
Ciao,
Carlo
Posta un commento