lunedì, marzo 30, 2009

La nascita del Pdl. Il pericolo non è Silvio Berlusconi ma Gianfranco Fini
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E’ difficile valutare con oggettività politologica la nascita e i futuri sviluppi del Pdl, partito per ora imposto e dominato da Silvio Berlusconi. Proviamoci.
In primo luogo, è nata una forza politica post-moderna. Siamo davanti non al classico partito novecentesco, ideologico, ma a un partito degli interessi. E soprattutto leaderistico, cioè fondato sul carisma bonapartistico del leader( http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2009/02/la-sconfitta-del-centrosinistra-in.html ).
Questi due elementi ( interessi e leaderismo) costituiscono al tempo stesso la forza e la debolezza del Pdl. Perché gli interessi vanno e vengono, come i leader. E venendo meno uno dei due fattori il Pdl, rischia di implodere.
In secondo luogo, dal momento che il Pdl è privo di una sua ideologia, sarà costretto a procedere a tentoni, puntando sugli umori del suo leader, quasi sempre legati ai sondaggi. Il che non depone a favore della continuità di linea politica. In realtà, se Berlusconi si trova tuttora al potere, la principale responsabilità politica può essere fatta risalire alla debolezza della sinistra italiana, priva di solide tradizioni sia riformiste, e peggio ancora, rivoluzionarie.
In terzo luogo, se processo di accentramento sociale e politico, vi sarà, questo sarà dovuto all’acuirsi della crisi economica. Di regola, le emergenze sociali come le catastrofi ambientali le crisi economiche, le guerre, eccetera provocano l'estensione dei poteri pubblici. ( http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2007/01/le-catastrofi-ambientali-istruzioni-per.html ). Un processo che potrebbe favorire la trasformazione del Pdl in un vero e proprio Partito-Stato.
Potrebbe... Usiamo il condizionale, dal momento che non possedendo una ideologia precisa, se non quella genericamente libertarian, il potere di Berlusconi, tra l’altro legato agli umori del leader e al suo particolare rapporto con le folle - folle bonapartiste e dunque pronte a fare un passo indietro, revocandogli il potere - rischia di sciogliersi come neve al sole.
Detto questo, non possiamo non chiarire quest'ultimo punto. Segnalando, a proposito di Partito-Stato, un pericolo. Quale? La parola è forte: quello del possibile rischio di un Colpo di Stato. Perché se per un verso crediamo che il golpismo non appartenga alla cultura, sostanzialmente pragmatica, individualistica e antistatalista di Berlusconi, per l'altro riteniamo invece che sia nel Dna di Alleanza Nazionale, partito ora confluito nel Pdl.
L’aspetto più preoccupante, a nostro avviso, è l'incredibile linea di credito di cui oggi gode Gianfranco Fini, e soprattutto a sinistra. Dove, per dirla fuori dai denti, in modo totalmente imbecille si contrappone Fini a Berlusconi. Magnificando rispetto al Cavaliere, le grandissime doti democratiche del delfino di Giorgio Almirante. Insomma, per ragioni bassamente politiche (come una futuribile un'alleanza An-Pd...), si finge di ignorare di quale cultura antidemocratica sia portatrice An. Dando così per scontata l’evoluzione democratica di un ambiguo personaggio politico che fino a qualche anno fa celebrava il "Fascismo del Duemila", applaudito dagli stessi colonnelli missini che oggi sono al governo del Paese.
A differenza di Forza Italia, partito leggero, libertarian (certo, all'italiana), e degli interessi concreti per eccellenza, Alleanza Nazionale, grazie all’eredità missina e fascista, resta invece una forza politica portatrice di un’ideologia potenzialmente golpista, o quanto meno legata all’ideologia della dittatura commissaria ( http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2006/12/il-libro-della-settimana-carl-schmitt.html ).
E in una situazione di crisi, legata all'improvvisa scomparsa di Berlusconi e/o alla grave emergenza economica, Fini e i suoi colonnelli, forti del retaggio ideologico fascista, potrebbero grazie al vuoto ideologico del nuovo partito di estrazione berlusconiana tirare fuori di nuovo il manganello, con la stessa flemma con cui oggi celebrano la democrazia. E metterlo al servizio dei poteri forti. O, ancora peggio, del potere politico tout court. Il loro.
In questo senso, visto che la sinistra è morta da un pezzo, si deve sperare, paradossalmente, che Berlusconi viva a lungo. Perché al peggio non vi è mai fine.

21 commenti:

Anonimo ha detto...

Noterella complottista.
"l'incredibile linea di credito" che la sinistra ha aperto a Fini dipenderà anche dalla scemenza pura di chi si sente (ed è) all'ultima spiaggia, ma secondo me dipende anche e forse soprattutto da una decisione presa in seno al patto di sindacato della RCS.
Questi hanno visto che il loro caro progettino modernizzante, inaugurato con Mani Pulite, e per il quale avevano assunto gli ex PCI, è andato irrimediabilmente a remengo, e hanno deciso di puntare su Fini, che con gli ex PCI ha in comune alcune caratteristiche di base: 1)buona presa su un popolo di tifosi usi a obbedir tacendo, e tacendo votar 2)scheletroni nell'armadio ideologico, quindi ricattabilità 3)vuoto ideologico totale, e dunque disponibilità a farsi telecomandare.
Bravi ragazzi, avanti così, con voi al comando dormiamo più tranquilli.
Colgo l'occasione per segnalare un criminale sfondone di Silvio, il quale nell'euforia del momento ha propagandato il suo partito come "partito degli italiani", così riproducendo (in termini farseschi, va bè) il più ominoso sfondone culturale e politico del fascismo (quello vero), poi replicato alla rovescia dall'antifascismo: identificare un partito e l'appartenenza alla nazione è come identificare un partito e l'appartenenza a una religione universale, vale a dire, gettare le basi della guerra civile (una cosa che noi italiani siamo bravissimi a fare).

Carlo Gambescia ha detto...

Mi sarebbe piaciuto leggere sotto la non banale "noterella complottista" un nome e cognome

Anonimo ha detto...

Il discorso può essere complicato introducendo lo spinoso tema della successione "pianificata" di Berlusconi.
Senza supporre una sua improvvisa scomparsa o un improvviso golpe degli apostati del MSI fagocitati dal PdL, è da credere che se - in un futuro non troppo lontano, data l’età anagrafica del cavaliere - ci sarà l'ascesa al Colle di colui che possiamo ironicamente definire come un "bonaparte di provincia" [voluto l'uso delle minuscole], si pone la questione della successione, in tal caso “tranquilla” e forse pianificata.
A questo proposito, significativamente sospetta mi sembra l’esclusione dell’Osservatorio di Marco Tarchi dall’evento, per impedire che qualcuno, troppo curioso, possa fare analisi approfondite che riguardano, soprattutto, il futuro del cartello elettorale/ partito personale berlusconiano allargato ai predetti apostati e a qualche zanzara della politica ufficiale e sistemica di “centro-destra”.
Ricordo che Tarchi è professore a Firenze e, da qualche anno, ha messo in piedi un Osservatorio che studia i partiti politici fin dalla loro costituzione. Il taglio è accademico e si tratta di scienza della politica e di comunicazione politica, non certo di attività “sovversive” …
Perché questa paura del falso Capo [uso questo termine anche in memoria di Antonio Gramsci e del suo giudizio – che io non condivido – su Mussolina …] a discutere apertamente e approfonditamente del futuro e della sua successione?
A mio sommesso avviso, perché il suo potere è talmente personalistico che muore con lui, e un successore vero non c’è, anzi, non ci può essere.
Berlusconi è un ologramma unico e “irriproducibile” anche e soprattutto per il gruppo di potere che sta alle sue spalle.


Cordialmente

Eugenio Orso

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Eugenio Orso del contributo,
Non ricordi a me chi è Tarchi. Sulla "curiosa" censura, della quale ero stato informato direttamente dallo stesso interessato, preferisco però non entrare nel merito. Almeno per il momento.
Invece la invito a riflettere sulla distinzione tra autoritarismo e fascismo. Il fattore bonapartista, che rientra nella categoria dell’autoritarismo (basato teoricamente sulla revocabilità "democratica" del potere, a differenza del fascismo, che non prevede ritorni alla democrazia), può finire con Berlusconi.
Si ricordi che Fini e co. sono ancora fascisti (quanto meno nel senso del fascismo-regime) dalla testa ai piedi .
Di qui la necessità di non sottovalutare il fattore fascismo.
Ricambio la cordialità,
Carlo Gambescia

roberto buffagni ha detto...

Scusa, Carlo, ma credevo di aver già firmato con l'apposito coso web la "noterella complottista", ma evidentemente o mi sono sbagliato, o il coso web non funziona.
Comunque la noterella complottista è di Roberto Buffagni. Ciao.

Anonimo ha detto...

Non è certo mia intenzione ricordare a lei chi è Marco Tarchi ...
Il fatto è che la sua esclusione dall'evento "fondativo" mi è sembrata oltremodo significativa.
Ne ho parlato sabato scorso, a Bologna, con Luigi Tedeschi [il simpaticissimo e attivo direttore del bimensile Italicum, prodotto dall'omonimo Centro Studi] prima della presentazione del libro di Preve e Tedeschi "Alla ricerca della speranza perduta", concludendo come fosse lo stesso Berlusconi a non gradire che qualcuno troppo curioso [studioso indipendente] ficchi troppo il naso nelle sue faccende di successione, il che nasconde - a mio dire - una qualche "paura" del futuro e una [mala]gestione del potere tutta incentrata sul presente e sulla pura necessità di mantenere "i fasci e le scuri" il più a lungo possibile.
Temo tuttavia che Berlusconi si pensi quasi eterno e che non mollerà facilmente la presa, a costo di dover "governare" con l'unità coronarica mobile alle spalle e un pool di medici costantemente al seguito.
Il cavaliere sembra vivere in un eterno presente, rappresentato dalla conquista e dal mantenimento del potere, con i sondaggi che gli fanno da faro e ne determinano le "politiche".
"Dopo di me il diluvio?"
Per quanto riguarda Fini e i suoi [ex?]colonnelli venduti al liberal-liberismo dell'epoca, personalmente non scomoderei più di tanto la parola Fascismo, in senso storico e con riferimento [specifico, indubbiamente corretto] al Fascismo-regime.
La tendenza all'apostasia dei personaggi è indubbia, ed anche la consapevolezza che ciò che è stato non potrà più tornar ...
Altre sono le dinamiche dalle quali i nostri sono stati fagocitati e, in caso di morte improvvisa del falso "Capo" [Berlusconi, non certo il vuotissimo Fini], pur essendo ancora memori della passata partecipazione al partito erede del Fascismo [di quello del ventennio e del regime, ma in parte anche di quello sansepolcrista e repubblicano] cercheranno di "piazzarsi" altrove al meglio, di veleggiare se necessario verso altri lidi politici, per mantenere i personali privilegi e i lauti compensi che la politica sistemica del politicamente corretto gli garantisce.
Si tratterà soltanto della riproposizione di un vile mercenariato, ben disposto ad ulteriori cambiamenti di comodo e all’abiura.
Così almeno la vedo io.


Cari saluti

Eugenio Orso

Luca Loi ha detto...

Diciamo che la tesi di fondo non mi convince appieno. Ma non perche' creda ad una qualche "democraticità" di Fini o a conversioni ideologiche di alcunche'.
Mi spiego meglio:
L'unico riferimento sul quale penso si possa "misurare" o prevedere l'operato dell'attuale presidente della camera, è uno solo. L'ambizione.
Quindi non c'è da aspettarsi una "vision" di stato, nè alcunche' ideale di modifica dell'esistente che non sia semplicemente un eventuale consolidamento del tratto lideristico ovviamente a suo vantaggio.
L'attuale "obiettivo" vagheggiato da Fini è un qualcosa che sta a metà tra De Gaulle e Vladimir Putin. E' altresi' ovvio che in presenza di forti crisi sociali non esiterebbe a mettersi "l'elmetto", ma non credo ad una "fascistizzazione" dell'operato politico per la semplice (e molto prosaica) ragione che non ci guadagnerebbe nulla.
In brevi termini non c'è in Fini un "progetto politico" nè etico nè autoritario, ma semplicemente la perpetuazione dell'esistente.
E questo in virtu' del fatto che la democrazia di per sè stessa è gia' diventata semplicemente una rappresentazione mediatica.
Il problema vero della "successione" è rappresentato dalla trasmigrazione del "potere reale" all'interno di centri che non corrispondono affatto a strutture istituzionalizzate.
Nel senso:
La definizione della progettualità esecutiva degli attuali governi è praticamente soggetta ad una specie di "supervisione operativa" da parte di un "sottogruppo" riconducibile in una zona grigia tra Mediaset e le istituzioni, che viaggia in due sensi, ovvero studia il livello di impatto-media dei vari fenomeni (e da il via allo progetto (o spot) politico) o studia lo stesso progetto politico (e qui ne analizza le politiche mediatiche).
Questa "struttura parallela", la vera chiave di potere dell'attuale coacervo al governo, è pero' strettamente legata alla logica aziendale e personale di Berlusconi e non è altrettanto scontato che "trasmigri" all'interno di un'altro progetto leaderistico da parte di un "non facente parte" dell'organico diciamo "aziendale-personale" di Berlusconi.
Il che costituisce di per se' un'incognita robusta alla stessa possibilità di successione da parte di Fini.
A dire la verità io ho la netta impressione che NON sara' lui a succedere a Berlusconi. O meglio, potrebbe diventare capo dell'esecutivo, ma con poteri "relativi" alias un "patto" di ferro con il reale successore di Berlusconi, che trova luogo e posto solo nell'attuale entourage Mediaset (Ghedini? Romani?) che garantisca in tutto e per tutto gli interessi dell'azienda in questione che ovviamente si impegnerebbe a continuare a fare il megafono mediatico per conto del PDL, o meglio curarne la rappresentazione e l'azione mediatica.

albcor ha detto...

Sinceramente, non condivido un bel nulla.
Secondo me, continui a non comprendere il pericolo che Berlusconi rappresenta per la democrazia.
Forza Italia partito degli interessi concreti?
Forse sì, ma di quelli privati del premier, in nome dei quali è disposta a sfasciare lo stato.
Tu non comprendi ancora come un gruppo affaristico che sale al potere per fare i propri interessi possa essere altrettanto deleterio per la libertà di un partito politico dalle tendenze autoritarie.
Con la differenza, magari, che il secondo non somma potere pubblico e potere privato.
Basta guardare alla Russia di Putin.
Quanto a Fini, provo il massimo rispetto per la sua svolta democratica, che ritengo sincera, anche se non so fino a che punto sia realmente condivisa dal resto del partito.
Infine, dire che la colpa dell'ascesa del berlusconismo è della Sinistra è come dire che la colpa del fascismo è degli antifascisti.
La Sinistra può aver peccato nel non aver valutato a pieno il pericolo, ma nei fatti è difficile contrastare un gruppo che controlla di fatto tutti i media e ha un potere economico immenso.

Stefano Vaj ha detto...

Mah. In questo momento, mi sembra che mentre Berlusconi (cerchi di pilotare e) sia pilotato appunto da folle bonapartiste, la componente aennina - che non sono sicuro sia destinata a restare un corpo compatto all'interno del PDL, date le numerose trasversalità che esistono tra esse e settori di FI - cerca viceversa di accreditarsi come interlocutore e garante del palazzo, della amministrazione, e dei poteri forti a questo esterni

Questo del resto viene detto più o meno apertamente ("Berlusconi porta il contatto con la gente, noi la tradizione e l'esperienza della politica"), così che il ruolo politico che Fini & Co. andranno assumere è probabile che rispecchi semplicemente le intenzioni, gli interessi e i progetti di cui intendono farsi cinghia di trasmissione.

Quanto a Tarchi, dubito sinceramente che Berlusconi l'abbia mai sentito nominare. Il fatto che incontri qualche piccola difficoltà nella sua attività scientifica in tale ambiente può più facilmente dipendere dal fatto che non qualche colonnello, ma qualche burbero e anziano caporale potrebbe ancora avere memoria di beghe personali nel mondo missino da cui proviene, o di compiacenti comparsate televisive "critiche" durante il primo governo Berlusconi. Si fa la pace anche dopo cose ben peggiori, ma quando uno non ha vero potere contrattuale, anche queste cose diventano scogli.

Carlo Gambescia ha detto...

Roberto ti porgo le mie scuse. Due volte, perché dovevo riconoscere lo stile.
Un abbraccio,
Carlo

Cari Luca e Eugenio grazie dei commenti.
Comunque sia, io preferisco attenermi ai fatti. Sui supergoverni segreti non mi pronuncio.
Noto solo che l'Italia, a differenza della Russia di Putin e della Francia (inclusa quella "provvisoriamente fascista" di Vichy) ha avuto un vero e proprio stato fascista. E questo è un fatto. E, al verificarsi di alcune circostanze, "l'ideale" (come "derivazione") può arrivare a contaminare e condizionare gli interessi ("residui"), in termini di "persistenza degli aggregati" come del resto insegnava Pareto, a proposito della natura razionalizzante dell'uomo, pronto a trovare giustificazioni valoriali, soprattutto se a portata di mano. Come la tradizione fascista in Italia...

Grazie Stefano, ma anche tu non sottovalutare i valori, l'uomo è un animale simbolico. Gli interessi contano, ma fino a un certo punto...

Un abbraccio,

Carlo

lycopodium ha detto...

Mi ritrovo qua e la (alla rinfusa) in molto di già detto.
Non aggiungo, se non una perplessità di metodo.
Si pensa sempre con terrore al "coagula" del Regime, mentre si sottovaluta il "solve" del Movimento, che invece il Terrore lo pensa.

lycopodium ha detto...

Un po' di bibliografia bloggistica:

http://blog.centrodietica.it/?p=169
et
http://shaphiro.splinder.com/tag/olavo+de+carvalho

... come buona notte

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie e ciao,
Carlo

Anonimo ha detto...

Caro Carlo,
Non ti capisco..."retaggio ideologico" fascista in AN? antidemocrazia? "manganello"? Se fosse così sarebbe almeno qualcosa, sarebbe sapido. In realtà chi minimamente conosce l'ambiente di AN sa che non vi sono né retaggi, né cultura, né ideologia (se non in alcune sparute minoranze, peraltro tradizionalmente lontane da Fini)...Credo che non sia tanto l'antidemocrazia in AN a dover preoccupare, ma quell'interpretazione neocon, ributtantemente codina, borghese e conformista della democrazia che oggi va di moda in quel partito. Per quanto riguarda il fascismo, da giovane mi aveva affascinato, oggi lo guardo col distacco di un oggetto di studio e senza trasporto, ma è ben lungi dal preoccuparmi...la preoccupazione per il fascismo mi appare sinceramente dovuta a pregiudizi o carenza di analisi. Con ciò non voglio certo accusarti di chissà che: è solo la motivazione, soggettiva e confutabile certo, del fatto che è questo uno dei rari casi in cui proprio non riesco a condividere la Stimmung profonda di un tuo intervento.
Un caro saluto
Massimo Maraviglia

Carlo Gambescia ha detto...

Credo, caro Massimo, che la differenza tra noi due sia nel fatto che io da giovane avevo simpatie liberali.
Perciò confermo: Fini e colonnelli sono fascisti(nel senso del fascismo-regime dei treni in orario, e non di quello foscamemente rosso-bruno salotino...) dalla testa ai piedi.
Ricambio il caro saluto,
Carlo

Anonimo ha detto...

Caro Carlo,
Non direi che sia una questione delle nostre rispettive simpatie giovanili. Credo che sia una questione di analisi. Se il fascismo fosse coinciso con la tradizione reazionaria cui si rifarebbero Fini e compagnia, il suo leader sarebbe stato Salandra e non Mussolini (e non sarebbe mai giunto al potere, con tutti gli annessi e connesi positivi e negativi). Certo, Fini è più simile culturalmente a quanto di deteriore si trova nel fascismo regime, ma la sua conversione alla cosiddetta "destra democratica" non deve essere passata sotto silenzio. Il suo partito, con la sua leadership, sta per essere traghettato con successo in quell'ambito conservatore dal punto di vista dell'assetto economico, liberale e relativista sotto il profilo culturale, che caratterizza tutte le destre europee e in particolare quella francese. Si tratta di un neogollismo debole e postmoderno in cui, nel quadro di un riferimento generico alla patria, prosperano tutti gli interessi di una borghesia soddisfatta della sua condizione e della generale organizzazione della società. Dunque poco disposta ad avventure di qualsiasi tipo, comprese quelle autoritarie. L'alternativa, sempre all'interno del partito, non appare essere né l'autoritarismo del fascismo regime, né il radicalismo, come tu lo chiami, "foscamente rosso-bruno salotino" (che peraltro con il suo sottointeso nazionalsocialista ancora non corrisponde all'originaria connotazione festosamente fiumano-dannunziana del fascismo movimento), bensì l'aggressività neoconservatrice di quei gruppi che guardano all'esperienza bushana d'oltreoceano, rigida sui valori "occidentali", anarchico-liberista in economia: visione che affascina le influenti componenti cattolico-reazionarie di Alleanza Nazionale. Quindi, mi pare di poter dire che di pericoli ve ne siano tanti, eccetto quello fascista.
Un cordiale saluto
Massimo Maraviglia

Carlo Gambescia ha detto...

E io invece, caro Massimo, credo che le simpatie giovanili pesino, e proprio sulle questioni di metodo. Altrimenti - e te lo dico con grande stima - non avresti cercato di perorare, in modo assolutistico, una tesi, la tua, che sotto sotto, mira a salvare certe "originarie connotazioni" di un fascismo "festoso", ma a mio avviso abortito sul nascere. E mitizzato come ogni bambino mai nato...
Il problema, tra noi due, non è solo Fini e, attenzione - come ho scritto - i suoi colonnelli, altrettanto fascisti, ma due diverse concezioni ideali e storiografiche del fascismo: io lo relativizzo (parlando di fascismo regime e fascismo movimento) tu lo assolutizzi (per salvare il salvabile del fascismo movimento).
E questo accade perché io lo studio da ex liberale, che li ha sempre respinti entrambi, e tu da ex missino, con simpatie movimentiste. Antiche simpatie che ti conducono, sempre sotto sotto, a rifiutare, da ex missino (di sinistra)l'etichetta di vero fascista per Fini. E che io invece, "relativizzando", dall'esterno, il fascismo, non posso non riconoscere a Fini.
Quindi le simpatie giovanili, pesano, eccome.
Ricambio il cordiale saluto,
Carlo

Anonimo ha detto...

Caro Carlo,
perdona se, preso dentro dall'acutezza della tua provocazione (culturale), mi permetto di rispondere ancora una volta (accetterò poi eventualmente, da buon ospite, che sia tu a chiudere il dialogo). Dal punto di vista metodologico, almeno per quanto riguarda ciò che hai appena detto, tu mi rimandi un'analisi genealogica e psicologica (cfr. la ripetuta espressione "sotto sotto")su cui io posso anche concordare, ma che non riguarda il merito della questione. Psicologicamente può funzionare l'assunto che io rifiuti l'etichetta di "vero fascista" a Fini in virtù di un inconscio operare delle mie antiche simpatie di ex missino (grazie per aver riconosciuto "di sinistra", anzi aggiungerei "radicalmente" di sinistra). Ma tutto ciò ha a che fare con un giudizio di valore. In realtà fermarsi a questo punto piega epistemologicamente il discorso su un piano di valutatività che avevo cercato di escludere. Infatti il mio tentativo di rapidissima analisi (senza alcuna pretesa se non quella di un accenno ai dati macroscopicamente rilevanti del problema) intendeva avere un carattere politologico, alludendo non tanto alla accettabilità o meno di alcune teorie (...anche se qualche aggettivo mi è sfuggito, lo riconosco) quanto alla loro centralità quali punti di riferimento ideologici delle élites di AN. Se accogliamo che il dibattito descrittivamente stia nei termini che ho segnalato - cioè in sostanza nell'alternativa tra neo-gollismo debole e neo-conservatorismo "forte" - mi sembra difficile da dimostrare il permanere di residui fascisti, comunque li si voglia considerare.
Una sola notazione a margine: certo il fascismo movimento di Fiume e piazza San Sepolcro non è mai nato, ma in politica siamo pieni di bambini mai nati: la democrazia, il liberalismo, il socialismo, sono forse nati? Se ascoltiamo i rappresentanti di queste culture politiche sentiamo sempre parlare di come diventeranno grandi, ma raramente di ciò che essi oggi realmente sono. Forse l'unico ad essere nato e morto è Gesù Cristo, il che politicamente parlando significa: niente può nascere qui, ma tutto ri-nascerà nel suo Regno (al tempo stesso la più grande utopia e il più grande realismo).
Un caro saluto
Massimo Maraviglia

Carlo Gambescia ha detto...

E io infatti non volevo entrare nel merito, per non finirla più... Ma se proprio vuoi.
Il punto è che per la ragioni metodologiche e psicologiche di cui sopra, credo, non potremo mai -nel merito- trovare un punto di accordo o di complementarità tra le nostre tesi. Quindi discutere - e mi dispiace ripeterlo - non credo serva... Comunque, se proprio lo desideri, entramo nel merito.
In primo luogo, io ritengo che la componente "law and order" sia una componente di ogni fascismo regime. Ed è quella che lo avvicina al conservatorismo (al salandrismo per intenderci, ma non al gollismo, democratico in senso bonapartista e non antidemocratico in senso fascista). Dal salandrismo come dal gollismo (neo o meno), si distacca però nelle sue componenti movimentiste. Tuttavia i movimentisti condividono con il fascismo regime, il concetto di gerarchie politiche e sociali e di antidemocrazia.
E qui siamo sicuri che Fini e colonnelli abbiano accettato la democrazia? Diciamo, che partecipano alle elezioni, come vi partecipava l'Msi, governano, come minoranza all'interno di una maggioranza, e polemizzano con Berlusconi, su niente, in pratica. Sarebbe interessante metterli alla prova in una situazione di emergenza, visto che continuano a privilegiare il valori di "law and order", guardandosi bene, in sede politica (dove si decide, lasciamo perdere quello che scrivono sui loro giornaletti...) di dire dove finisce la "law" e inizia l'"order", e viceversa (vedi la questione della ronde e dei militari nelle strade...).
E qui si apre il discorso del pragmatismo fascista: della capacità di cambiare pelle, in nome del fascio di forze, di cui Fini a tutt' oggi è stato il migliore interprete... Per non parlare dei colonnelli...
Un personaggio del genere, se necessario, sarebbe capace, di passare dalla celebrazione dello stato laico allo stato etico. Basta non mettere in discussione l'idea di gerarchia.
Pertanto in quel disegno di relativizzazione da te enunciato, il "finismo" (come il mussolinismo repubblicano e socialista nel 1919) è un compagno di strada. Che però, ecco il punto, ha come riferimento storico un'ideologia forte del comando, cosa che liberali e socialdemocratici non hanno mai avuto.
Coincludendo: la tua teoria andrebbe verificata nello "stato di emergenza". Per vedere qullo che succede: fino ad allora sostenere che non c'è un pericolo fascista, nel senso dell'introduzione di un autoritarismo gerarchico e antidemocratico, è, scusami, molto ingenuo.

Infine, certo nessun movimento di idee, proprio per la dialettica sociologica e storica tra movomento e istituzione, si è mai sviluppato completamente. Ma abortire, come ci ha insegnato Toynbee, per, diciamo così, una "civiltà" significa non vedere la luce. Altra cosa è vederla, poi svilupparsi, decadere, dissolversi. Sono livelli intepretativi differenti. Da tenere sempre presenti.
Sul Cristo sono d'accordo, ma prendendomi la responsabilità di vedermela poi con il Padreterno, preferisco distinguere il piano sociologico da quello teologico.
Almeno fin dove possibile.
Ricambio il caro saluto,
Carlo

Stefano Vaj ha detto...

x Carlo
Mah, io credo che l'"introduzione di un autoritarismo gerarchico e antidemocratico", nel senso di una sospensione della legalità costituzionale, potrebbe essere una reazione perfettamente plausibile al "caso d'eccezione" schmittiano non solo da parte della "cultura" che citi, ma anche da parte di varie altre forze che attraversano l'arco politico, specie nella misura in cui le stesse rispondono anche ad interessi sociali ed internazionali a loro esterni che storicamente non si sono mai tirati indietro rispetto a tali soluzioni.

Quanto al resto, beh, se paretianamente grattiamo via la formula di legittimazione che è ciò che essenzialmente differenzia i regimi politici e le classi che li incarnano, gli istinti di sopravvivenza dei medesimi comportano reazioni non così differenti a parità di circostanze... :-)

Carlo Gambescia ha detto...

Caro Stefano,
Qui bisogna distinguere, riguardo all'emergenza, tra dittattura commissaria e costituente.
Chi si fida di Fini, è libero di credere che in una situazione di emergenza il Nostro ripiegherà sulla prima; mentre chi non si fida, come me (e ovviamente sulla base di quel che ho scritto), è altrettanto libero di credere che Fini punterà sulla seconda
Ma attenzione sempre di dittatura parliamo. In questo senso, sì è vero apprezzo (e cito spesso) Pareto, però per me, al contrario del grande sociologo liberale, la democrazia è un valore.
Di qui - lo ammetto - la mia carente serenità di analisi in argomento ;-)